Michael Jordan

Da molti considerato il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, Michael Jordan esordì ventunenne in NBA nel 1984, mostrando da subito le sue doti da predestinato. Guardia tiratrice dall’atletismo straripante, in grado di segnare in tutte le maniere e molto efficace anche nella metà campo difensiva, Jordan iniziò ad inanellare record personali assoluti in ogni statistica, ma dovette comunque attendere molti anni prima di arrivare al Titolo assoluto.

La presenza di squadre leggendarie come i Lakers di Magic, i Celtics di Bird o i Bad Boys di Detroit lasciarono per molto tempo nelle retrovie i Chicago Bulls di MJ, che comunque costruirono attorno a Jordan una squadra competitiva soprattutto grazie a Scottie Pippen e Horace Grant. La maturazione di Jordan, trasformatosi negli anni da “fenomeno” a vero e proprio leader, assieme alla sapiente guida tecnica del coach Phil Jackson, portarono alla vittoria dei primi tre “anelli”, nel 1991, 1992, 1993. Jordan si tolse anche lo “sfizio” di partecipare (e ovviamente vincere) alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, assieme alla prima selezione di professionisti NBA, il cosiddetto “Dream Team”.

Una tripletta impressionante, che finì col saziare anche un vincente ortodosso come Michael Jordan, che scioccò il mondo annunciando il ritiro dal basket a soli trent’anni. Il “ritiro” durò comunque solo un paio di stagioni, durante le quali Jordan si dedicò (con scarsi risultati) al baseball arrivando a giocare in seconda divisione, mentre i Bulls arrancavano nelle retrovie dell’NBA.

Quando tornò in campo, tutto sembrò immutato. Qualche compagno cambiato (l’estroso Dennis Rodman al posto di Grant), non i risultati: altri tre anelli consecutivi, vinti contro Seattle e Utah. Leggendario l’ultimo tiro della serie del 1998 contro i Jazz, divenuto un simbolo (“The Shot”) della sua straordinaria capacità di prendersi sempre i tiri decisivi, e di realizzarli.

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