Ace of Base, gli ABBA degli anni Novanta

La Svezia è da sempre terra fertile di morbide ed orecchiabili melodie pop; basti pensare al clamoroso successo mondiale degli ABBA negli anni ’70, oppure a quanti dischi di platino hanno mietuto i Roxette a partire dagli anni ’80. La tradizione si è perpetuata anche nel decennio successivo, non solo grazie a Per Gessle e Marie Fredriksson, ma soprattutto per merito di un altro quartetto, anch’esso formato da due ragazze (una bionda ed una mora) e due ragazzi.

Gli Ace of Base erano originari di Goteborg, una band nata “in famiglia”: i tre fratelli Jonas, Malin e Jenny Berggren, più l’amico Ulf Ekberg. Dopo una dura gavetta locale per cercare di emergere, trovarono un sound convincente ed interessante fondendo il dub-reggae con un pop dalle venature leggermente dark, una miscela suadente che esplose alla fine del 1992 con il famigerato single “All that she wants”, una delle canzoni più rappresentative e ascoltate dei nineties.

Il brano fu un successo planetario che durò per tutto il 1993 e fece decollare le vendite dell’album di debutto “Happy Nation”, che poté vantare altre hit in “The Sign” e “Don’t Turn Around”, tutte numero 1. L’album divenne quindi uno dei debutti più venduti di sempre, attualmente si aggira su circa 21 milioni di copie, ma gli Ace of Base non furono una meteora, e si confermarono, seppur non ai livelli del folgorante inizio, un gruppo da classifica per tutto il resto del decennio.

Come dimenticare infatti questi pezzi?

Il nuovo Millennio non è stato invece prodigo di fortune per il quartetto svedese: le due ragazze hanno entrambe tentato di perseguire progetti solisti non molto fortunati, sono insorte delle dispute legali sull’utilizzo del nome da parte dei restanti membri (con nuove cantanti), ed in generale la magia e l’ispirazione, come spesso accade a molte band, sembrano essere rimaste nella decade precedente…

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